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Vasai invasati

L’attività prassico manuale collegata alla storia dell’arte è sempre una buona occasione per trasformare un laboratorio in una fucina di nuove esperienze e puro divertimento.

Spesso basta che lo stile sia un semplice “proviamo a realizzare la copia di un vaso” e che sul banco del laboratorio siano pronti colla vinilica, fogli di giornale, tanti palloncini e qualche bicchiere di carta, di quelli in cui ti versano le bibite nei fast food o nei multisala, un pizzico di fantasia, una spolverata di follia ed un piano d’azione ben organizzato.

Pronti, partenza, via! Le squadre si schierano, gli atleti sono pronti allo sforzo fisico di gonfiare palloncini ed intingere pennelli, impiastricciando superfici plastiche per stendervi sopra la carta, stratificarla, realizzarne una struttura che sarà resistente solo quando la colla si sarà definitivamente asciugata.

Qualche squadra, forse per la troppa foga, forse per l’incauto incedere, si ritrova a dover ripartire da zero quando un palloncino, poco propenso a farsi mummificare nella carta, decide di esplodere fragorosamente richiamando l’attenzione di tutti verso la sua fragile esistenza che si spegne in un esplosione di ilarità e delusione. Ossimori del fare direbbe il poeta.

Non siamo qui per far delle parole un poema ma per raccontare un evento nel suo svolgersi! E’ così che ci richiama all’ordine il tempo tiranno ed allora giù di colla ed olio di gomito, che qualcuno si domanda quanto costa e dove trovarlo ed altri che l’hanno già consumato sorridono sornioni.

La prima fase si è conclusa e tutte le squadre hanno raggiunto il primo risultato: la forma inizia ad intravedersi e nel frattempo tutti sono stati immortalati nel fare. Quello che resta è soddisfazione, pura e semplice soddisfazione, perché se anche si sapeva quale sarebbe dovuto essere il risultato, avanti agli occhi adesso c’è proprio questo, il senso dell’azione, il frutto dello sforzo tramutato in carta bagnata dalla colla in una forma che già lascia immaginare cosa potrà essere realizzato dai nostri eroi alla prossima puntata.

Passato il tempo, volato in un istante, nel salto di un paragrafo dopo il punto, la struttura s’è asciugata ma non è ancora completa, le squadre sono nuovamente sulla linea di partenza, ai box il team è pronto, si abbassano le bandiere dello start ed è di nuovo corsa contro il tempo.

Stavolta è tutto più semplice, la struttura regge e c’è soltanto da renderla più spessa, meno callosa, più levigata. La cartapesta, si sa, ha sempre da ridire, vuole dettare legge nella superficie e c’è da dominarla, da domarla, da piegarla al proprio volere.

I nostri partecipanti sono tutti intenti a legar anse e definir passanti, ammorbidire strozzature ed inspessire fragilità, quando, d’un tratto, all’orizzonte si intravede sua signoria il colore, portato in trono in comodi bicchieri, mescolato alla colla per farne strumento di controllo.

La superficie esterna dovrà assumere la tonalità della terra cotta ed un sapiente mix tra giallo, ciano e magenta, con del bianco e del nero, genererà la tinta. L’alchimia di un mago per la follia dei giullari che possono intingere le proprie estremità pennellate nel fluido che uniformerà la superficie e farà del gioco una realtà concreta.

E’ finita la seconda giornata ma non il lavoro da compiere, ogni atleta elaborerà una proposta di decorazione e le squadre si consulteranno per decidere quale scegliere e come. La notte, si sa, porta consiglio perciò dormirci sopra potrebbe essere la strategia migliore, lasciando che la forma sia pronta alla belletteria.

Alla fine del percorso non ci sono vinti ma solo diverse sfumature di vittoria, ognuno ha fatto quanto era nelle proprie possibilità per garantire al gruppo un risultato quanto più alto possibile ma la verità è che il premio era già il fare, il fare era già il godimento e la gioia, l’ilarità e la soddisfazione sono sicuramente un premio più succulento per chiunque decida di passare dalle parole ai fatti!

Classi 1A e 1B – Pirandello – Prof. Mussari